Le Ville Baronali

Se L'ordinamento funzionale ed amministrativo del feudo faceva capo al Barone, quello interno, relativo alla villa principale, Gravava sulla persona della Baronessa.
Nel corso del 900 i baroni si allontanarono dalla campagna, preferendo il palazzo di paese, invece, durante ill 700 e l'800 si erano spostati in campagna nelle ville che sorsero in quel periodo specialmente nella zona di San Giovanni e San Giacomo. Le ville sorgono in zone pianeggiantie panoramiche, l'accesso viene abbracciato da due filari di alberi, per giungere allo spazio antistante l'abitazione, abbellita da piante esotichee ornamentali.
La famiglia nobiliare abitava nei piani alti della villa, mentre i piani bassi erano adibiti a magazzini. L'accesso al piano superiore era sempre distinto dal portone centrale molto grande spesso sormontato dallo stemma di famiglia.
Al servizio domestica badavano le cameriere, coadiuvate in vari compiti lavandaia, dedita al bucato e alla stiratura,e dalla cuoca, non mancava la dove vi erano bambini la balia.
Anche se con alcune eccezioni la struttura delle ville si assomigliava: sul soffitto dell'ingresso era dipinto lo stemma di famiglia.
Adiacente all'ingresso vi era la cappella di famiglia, con sculture, affreschi e dipinti sacri.
Dall'ingresso si accedeva,con o senza disimpegno,alle altre camere. le camere si trovavano in successione per cui si doveva attraversare una o più camere per accedere alle altre.
Posizione centrale occupava il salone, impreziosito da soffitto dipintoe decorazioni varie.
L'ispirazione per tutti i decori, mobili, gli oggetti, sia della casa di città che di campagna veniva spesso raccolta durante i numerosi viaggi che la nobiltà compieva sia in Italia che all'estero.
Meno decorateerano le camere adibite a sala da pranzo e camera da letto con l'immancabile letto a baldacchino.
In un'ala meno importante si collocava la cucina fornita di forno per la cottura dei cibi e del pane,di una dispensa come ripostiglio.
Nelle case mancava l'impianto idrico, l'acqua si attingeva con i secchi dai pozzi di acqua sorgente o piovana o direttamente dal fiume.
per i vari bisogni fisiologici venivano utilizzate le "kantere", una sorta di vasi da notte in terracotta, che la servitù, all'alba, si preoccupava di svuotare a cielo aperto lontano dalle case abitate. Mancavano pure i lavelli e le vasche da bagno per la pulizia personale.Si usava il "bacile" e le brocche apposite. fungevano da vasce da bagno delle tinozze in zinco dove era possibile sedersi e lavarsi aiutati dalla servitù.
Quando la citta fu dotata di rete idrica urbana le case nobiliari vennero dotate di rete idrica diretta.
La servitù alloggiava in camere appartate.

I nobili non frequentavano le chiese pubbliche, i baroni assistevano alle celebrazioni nella cappella di famiglia annessa all'abitazione.
Nella villa spesso i baroni tenevano dei banchetti, balli e intrattenimenti elitari , tra nobili.
Nel periodo estivo, durante il soggiorno dei baroni nella dimora di campagna, si svolgevano le tipiche feste dell'aia, dopo la trebbiatura o per la vandemmia, ed in queste occasioni padroni e servitori festeggiavano insieme, consumando pasti comuni.
Tipica attività del tempo libero per la classe nobiliare, soprattutto durante il soggiorno nella villa di campagna, era, la lettura di classici e romanzi.
Le donne nel pomeriggio si riunivano nei salotti per fare quattro chiacchiere o a sorseggiareil loro tè, al fresco gazebo antistante la villa.
I baroni, invece, passavano il loro tempo cavalcando all'interno del feudo o organizzando delle battute di caccia con cavalli e cani addestrati.
Ma lentamente le cose cambiarono, quando, in seguito alla perdita dei privilegi nobiliari e alla riforma agraria nel 1953, nonchè alla perdita del primato economico, la maggior parte degli ultimi eredi delle famiglie si trasformarono in stimati professionisti che sfruttarono il loro titolo di studio per fini lavorativi.
Molti si trasferirono in città con la famiglia, abbandonando, i palazzidi Nicosia e le ville di campagna, vendendo parte del loro patrimonio terriero a privati, prima che venisse loro confiscato, espropriatoe diviso in censi, venduto o addirittura sorteggiato agli assegnatari.