SACRESTIA E TESORO

Salendo in sacrestia troviamo sui muri: in' antica scultura che rappresenta un'aquila che artiglia un basilisco, che lo si disse stemma dell'antica Erbita, e due iscrizioni una latina e l'altra greca, ambedue apocrife.
La sacrestia è in totale trasformazione; vi si troverà ugualmente quanto era contenuto nelle due vaste aule, e cioè lavabo secentesco di marmo con intarsi, e i due quadri rappresentanti l'ingresso di Gesù a Gerusalemme e il Martirio di S. Menna.
Nell'area Capitolare, i grandi armadi del settecento riccamente scolpiti e con statue di santi negli scomparti: sette stalli che riproducono quelli del coro (ma non sono del Li Volsi) e sull'altare capitolare, la bella tela del Santo entro una larga cornice di marmo scolpita in stile rinascimentale.
Nei capaci cassettoni sono custoditi ricchi paramenti con preziosi ricami in oro, argento e seta, e il principesco baldacchino del trono vescovile, che Mons. Avarna lasciò per la cattedra pontificale.
Nel tesoro sono conservati ricchi pezzi di oreficeria e di argenteria, opere notevoli di artigianato locale.
Ricordiamo l'ostensorio gotico del sec. XVI, il reliquiario della sacre spina del tardo settecento , la Corona di spine d'oro, dono dei Nicosiani emigrati a Chicago, e il paliotto dell'altare maggiore in argento sbalzato sul fondo in rame con ornati ad alto rilievo.