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L'interno,
interamente rifatto nell'800, non ha conservato nulla dell'antica architettura
gotica. La rimozione del Coro e gli scrostamenti sugli archi, hanno fatto
riapparire gli antichi archi ogivali della navata, le basi e i costoloni
del presbiterio, che furono miseramente spezzati per adattarvi il Coro del
Li Volsi.
Gli affreschi della volontà centrale sono dei fratelli Manno, eseguiti
nel 1810; quelli delle navate laterali sono stati rifatti da
Onofrio Tomaselli nel 1906, essendo andati distrutti per l'umidità
gli affreschi dello Zappulla.
Sulla porta principale è situato l'organo con la ricca custodia intagliata
da Stefano Li Volsi.
Il fastigio, che s'innalzava, prima, sino al tetto ligneo, fu distrutto
nella nuova collocazione.
A sinistra, entrando, è il Fonte battesimale: sullo stelo sono scolpite
Adamo ed Eva nell'Eden, << scultura di somma leggiadria ed eleganza>>
di Antonello Gagini.
La icone marmorea addossata alla parete, di grande effetto, ma di esecuzione
artigianale ed ineguale, secondo il Di Marzo, è da attribuirsi a
Mancino e Vanello, ex allievi di Antonello.
Nel centro sta il Mistero eucaristico e il Cristo risolto; ai lati dei quadri
con scene della Passione; in alto, tra S. Pietro e S. Nicolò, è
la Crocifissione; alla sommità e riprodotta la scena della Natività.
Sulla base troviamo la data e il nome del committente: ANNO M.D.I. V INDICIONIS
ME FIERI FECIT FRANCISCUS SFUENTI. La icone da prima era collocata nella
cappella del S.S. Sacramento, quindi nella cappella gentilizia del barone
Nicosia.
La collocazione attuale l'ebbe nel 1808.probabile opera di G.Domenico Gagini,
figlio di Antonello, è il pulpito in marmo bianco, di forma ottagonale.
Le figure in alto rilievo, presentano il Cristo risorto, S. Pietro S. Paolo,
S. Nicolò e il Battisti; c'è infine, nell'ultima faccia a
destra, lo stemma di Nicosia, l'anno 1566 e lo stemma del donatore, Mons.
Ant. Cancellario, Arcivescovo di Messina e già arciprete nelle due
Chiese.
Il presbiterio a tre tele di notevole valore: il Cristo Risorto di Giuseppe
Velasco al centro sopra l'altare, S. Bartolomeo del Ribera dettolo Spagnoleto,
e il Martirio di S. Sebastiano di Salvatore Rosa.
L'affresco a centro della volta, la Fede che consegna le chiavi a S. Pietro,
è dei Manno; i quattro Dottori della Chiesa sono di Francesco Pavone.
Monumentale è il Coro in noce dei Li Volsi in otto riquadri. Pregevoli
specialmente sono i pannelli dei primi due, in cui il padre G. Battista,
ha raggiunto l'apice della sua arte: quadri ricchi di movimento, di vita,
di sentimenti, nei quali il movimento dell'incipiente barocco non distrae
ancora l'attenzione dalla figura centrale. Interessantissimo, poi, il pannello
a sinistra con il panorama di Nicosia, distesa ai piedi della Vergine Coronata
dalla Trinità santissima, che ci dà l'unica rappresentazione
della città prima dell'avvallamento del 1757.
Alla sua base sta la firma e la data: NICOSIENSIS JOANNES BAPTITSA ET SPEPHANUS
LI VOLSI INCIDEBANT- 1622.
A destra del transetto è la cappella del Sacramento tutta in marmo
bianco intarsiato con pregevoli e rari marmi policromi di Sicilia.
Imponente il grande trono sormontato dalla maestosa corona imperiale, sostenuta
da quattro angeli. Eccessiva forse la policromia dell'altare, per accrescere
la quale si sono usati stucchi colorati.
A sinistra si apre la cappella del Padre della Provvidenza, vero santuario
della città oggetto di devozione sincera e di profondo amore filiale.
Vi troneggia il Crocifisso ligneo, che si vuole opera di frate Umile Pintorno
da Petralia.A differenza degli altri Crocifissi scolpite dal celebre Frate,
nei quali il Cristo è ritratto morto, qui Gesù è ancora
vivo la testa e gli occhi rivolti in alto al Padre. Dal volto traspare l'immane
dolore dell'Uomo - Dio, che non cancella, anzi accentua l'intima serenità
dell'anima, la volontarietà del suo sacrificio, la piena conformazione
alla volontà del Padre.
Le labbra accennano a un mesto sorriso, mentre sembra di sentire l'implorazione
eroica:<< Perdona loro, non sanno quel che fanno>>.
L'anatomia del corpo è perfetta: muscoli, vene e torace sono rilevati
sotto la pressione dello spasimo, ma senza far perdere al Sofferente la
bellezza e la dignità, che si conviene al Dio fatto Uomo.
Nel paliotto dell'altare è un bassorilievo in marmo, di squisita
fattura che tutti, Beritelli-Narbone, Paternò-Castello, La Motta
ecc. hanno attribuito ad Antonello Gagini: <<Opera evidentemente antonelliana
e del più eletto stile>> è stato definito (ma il Di
Marzo non ne parla affatto, pur avendolo veduto).
Del bassorilievo non si trova accenno né del Provenzale, né
nella descrizione e valutazione della chiesa e delle sue suppellettili del
1758.
La scultura rappresentata la Deposizione dalla Croce e trovo che fu commissionata
ed eseguita a Palermo nel 1810, quando il Crocifisso fu collocato in questa
cappella, che prima era dedicata alla Madonna della Vittoria: <<L'altra
Cappella dedicata al S.S. mo Crocifisso quantunque di tali ornati ne sia
affatto priva, niente di meno di stan lavorando nella Capitale de' fini
marmi per situarsi in detta Cappella, convenuti per il prezzo di Ducati
novecento, consistenti in pilastri, cimase, banconate, altare, plinto, gradino,
e pallio con un bassorilievo che esprimere dovrà la Crocifissione
del Divin Redentore>>
Sempre nel transetto, a destra è l'altare di S. Nicolò con
la statua in legno che lo ritrae nei paludamenti di rito greco.
E' opera di Filippo Quattrocchi, al quale si deve l'altra statua che si
portava in processione , ora riposta in un armadio, e l'Addolorata sull'altare
a Lei dedicato.
Di fronte a sinistra, è la Madonna della Vittoria, statua in marmo,
scolpita nel 1571 per celebrare la vittoria di Lepanto.
Sulla volta della cupola è la gigantesca statua di S. Nicolò(misura
m. 4,50), scolpita da G.B. Li Volsi.
Le tele degli Apostoli che gli fanno corona sono dipinti non privi di valore
del nicosiano Antonio Filingeri, detto anche Filingelli (sec. XVII).
Le cornici e le dorature sono di Vincenzo Calamaro, scultore e pittore nicosiano
dello stesso tempo.
Nella navata sinistra sono degne di nota: la Sacra Famiglia e l'Immacolata,
attribuite a Filippo Randazzo, il Martirio di S. Placido, tela firmata di
Giuseppe Patania 1824, discepolo del Velasco, e il quadro di Pietro Novelli
con la soavissima Madonna tra il Battista e S:Rosalia.
Vicino al Battistero sta la statua di S. Giovanni Battista, emaciato dal
digiuno, che G.B. Li Volsi scolpì per la chiesa omonima in contrada
S. Giovanni, ora diruta.
Dei monumenti sepolcrali sono notevoli quello del giurista Alessandro Testa
di Ignazio Marabitti, quello di Mons. Avarna e il medaglione di Giovanni
Beritelli, Marchese di Spataro.
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