LA BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE

L'originaria chiesa di S. Maria Maggiore, eretta nel dodicesimo secolo, in epoca normanna, crollò nel 1757, in seguito ad una frana, lenta ma inarginnabile, che in 14 mesi distrusse la chiesa ed oltre 400 case. Sul luogo della primitiva chiesa, secondo una descrizione del Notaro Alessi dello stesso anno 1757, si trovava forse in origine una cappella bizantina, trasformata dagli arabi in moschea e restituita dai normanni al culto cristiano. Si tratta della chiesa detta di S. Maria la Scala. Il progressivo aumento della popolazione dopo l'immissione nella città di coloni italiani settentrionali, portò all'ingrandimento della chiesa che, per distinguerla dalla precedente più piccola, venne chiamata Santa  Maria Maggiore. Sulla base della descrizione del Notaro Alessi e della raffigurazione della chiesa negli stalli del coro del Duomo (1622) di Gianbattista e Stefano Li  Volsi, si evinse che: lo stile architettonico era il gotico -normanno; il rosone posto sopra il Portale Maggiore portava incisa la data 1450;

 l'asse maggiore della costruzione aveva un orientamento est-ovest; all'interno era a tre navate, con soffitto a capriate decorato; sul lato settentrionale era circondata da un portico e da un campanile a due piani. La chiesa venne consacrata il 7 aprile 1267 dal Cardinale Rodolfo, Vescovo d'Albano e del delegato pontificio in Sicilia, e fu visitata nel 1535 da Carlo V,  reduce dall'impresa di Tunisi.
I lavori di ricostruzione della Basilica cominciarono un decennio dopo il crollo della prima e proseguirono molto lentamente, tanto che, alla fine del 1700, erano state edificate solo le tre navate, chiuse  da una parete alla quale vennero addossati gli altari.
L'esterno della chiesa presenta di fronte al Portale Maggiore uno spiazzo delimitato da una ringhiera e da due cancelli in ferro battuto probabilmente opere di maestranze locali, così come i due artistici ottocenteschi lampioni d'illuminazione; subito a destra , in un moderno castelletto in lame di ferro, sono montate le campane di cui la maggiore (che porta incisa la data del 1566) fu dono di mons. Antonio Cancellario. Ad est, sempre sul lato esterno e in corrispondenza della crociera e posta la statua di S. Leonardo, veniente dalla omonima chiesa non più esistente. Ad ovest , in un piccolo giardino, si ammira una fontanella che fu probabilmente un'acquasantiera o una fonte battesimale. Il portale a sud è quelli in corrispondenza delle navate laterali ( la Porta del Monte e quella del Giubileo), sono opera di ignoti scalpellini di fine Settecento.

Il Portale Barocco

 donativo del Barone 

La Via di S. Agrippina  

Nel prospetto principale si ammira lo splendido portale barocco donato alla chiesa dal barone La Via di Sant' Agrippina, che lo  salvò dal suo palazzo anch'esso franato nel 1757. Le colonne sono sorrette alla base di coppie di leoni marini, e nelle nicchie sono cesellati grandi vasi di fiori allegorici; tra i capitelli delle colonne e delle paraste sono scolpiti due cavalli alati sui capitelli sono collocate le statue delle divinità sopra ricordati e figurate apotropaiche; nella mensola centrale si osservano un mascherone ed un putto. L'interno del tempio si presenta armonioso e maestoso. Esso è diviso in tre navate; al centro del transetto si eleva la cupola ottagonale.
L'interno è dominato dalla monumentale Cona di Antonello Gagini del 1511 a sei piani (spiccano per  bellezza, il transito della Vergine al secondo piano, l'assunzione in cielo al terzo piano, la natività al quarto), sormontata da S.Michele,  di  squisita fattura.
Nella chiesa si conservano inoltre una tela del nicosiano Giacomo Campione, una Madonna gaginesca in marmo,  la cosidetta  "sedia di Carlo V", in cui si sedette l'imperatore quando nel 1535 visitò Nicosia, due statue in legno di G.B. Li Volsi ( l'Angelo Custode e S. Onofrio), l'Assunta del Quattrocchi e il Padre della Misericordia del nicosiano Vincenzo Calamaro. Nella chiesa si conservano inoltre la scultura dell'aquila che artiglia un moro, la quale simboleggia la vittoria del Cristianesimo, il ritratto del nicosiano Mons. Cancellario (arciprete di Nicosia e poi arcivescovo di Messina dal 1564 al 1568), ed infine  un ricchissimo archivio storico di circa 90 volumi.